Nella seconda metà dell’800,
il Piemonte, cuore pulsante degli
ideali politici ed economici del Risorgimento, disegnava il futuro
dell'Italia unita, vivendo una stagione di grandi trasformazioni.
Tra le colline e i mercati di Langhe e Roero nasceva un simbolo gastronomico di quella
modernità radicata nella tradizione: la Salsiccia di Bra, frutto
dell'ingegno dei macellai braidesi e della sensibilità politica del
tempo.
La storia inizia nel
borgo medievale di Cherasco, cinto da mura fortificate, con
all'interno una storica comunità ebraica che frequentava il fiorente
mercato della vicina città di Bra.
I macellai di Bra,
dalla fine del ‘600, iniziarono segretamente a confezionare per i
loro clienti ebrei delle salsicce speciali a base di macinato di
vitello, non potendo essi consumare la carne suina.
Dopo due secoli, nel
1847 Re Carlo Alberto ne autorizzò e ufficializzò la produzione,
firmando un documento che cambiò per sempre la storia gastronomica
del Piemonte: con Decreto Regio di Casa Savoia, egli concesse ai soli
macellai braidesi il privilegio raro di produrre salsiccia di
vitello, esentandoli dal divieto, valido invece nel resto del regno,
di usare nella lavorazione degli insaccati, carni alternative al
suino, delimitando la zona, affinché la produzione non potesse
avvenire in nessun altro luogo che a Bra.